Scelta del regime patrimoniale della famiglia

27/04/2017
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Se al momento del matrimonio non si opera alcuna scelta concernente il regime patrimoniale della famiglia, automaticamente si applica quello della comunione legale dei beni in ossequio a quanto espressamente stabilito dalla legge n.151 del 1975, legge 151/75.

Infatti, con la celebrazione del matrimonio gli sposi possono dichiarare di volersi avvalere del regime della separazione dei beni, mediante apposita dichiarazione al celebrante.

In quest'ultima ipotesi gli sposi non si esporranno ad alcuna spesa.

In ogni caso anche dopo la celebrazione del matrimonio i coniugi hanno la facoltà di cambiare il regime patrimoniale e passare dalla comunione legale alla separazione dei beni semplicemente rivolgendosi ad un notaio e sostenendo le correlate spese.

Sarà cura del notaio trascrivere l'intervenuta separazione dei beni a margine dell'atto di matrimonio.

Tale annotazione è indispensabile per evitare che i creditori di un coniuge possano pignorare i beni che sono stati acquistati dall'altro consorte.

Per quanto riguarda l'amministrazione dei beni della comunione legale…

Secondo quanto stabilito dall'articolo 180 del codice civile, l'amministrazione dei beni della comunione spettano disgiuntamente ad entrambi i coniugi.

Tuttavia, il compimento degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione, spetta congiuntamente ad entrambi i coniugi.

In caso in cui uno dei coniugi rifiuti il consenso, vedasi l'art.181 del codice civile ovvero art.181 c.c.l'altro può rivolgersi al Giudice per ottenere l'autorizzazione, nel caso in cui la stipulazione dell'atto sia necessaria nell'interesse della famiglia o dell'azienda gestita da entrambi i coniugi e costituita dopo il matrimonio.

Relativamente agli atti compiuti da un coniuge senza il necessario consenso, se riguardano beni immobili o mobili registrati sono annullabili, se riguardano beni mobili il coniuge è obbligato a ricostituire la comunione ovvero, qualora non sia possibile, a pagare alla comunione l'equivalente.

Nello specifico se sussiste un regime di comunione legale dei beni, nell'ipotesi in cui uno dei coniugi compia atti di straordinaria amministrazione senza il consenso dell'altro, se l'atto riguarda ad esempio: l'acquisto di un terreno o una casa, un'auto o una barca, quest'ultimo può essere annullato dal Tribunale su domanda dell'altro coniuge.

La domanda deve essere proposta entro un anno dalla data in cui il coniuge è venuto a conoscenza dell'atto, o comunque dalla sua trascrizione nei pubblici registri.

Se l'atto riguarda un bene mobile, come già accennato, il coniuge che ha trasgredito è obbligato a ricostruire la comunione nello stato in cui era prima.

Se ciò non è possibile deve provvedere al pagamento del valore equivalente al bene.

Anche in questo caso occorre rivolgersi al Giudice.

Nel caso di un disaccordo tra i coniugi o impedimento di un coniuge ad esprimere il suo consenso per motivi di distanza -si pensi ad un militare in missione all'estero-, in merito a decisioni inerenti la straordinaria amministrazione in regime di comunione legale dei beni, ciascuno di loro può rivolgersi al Giudice, a cui dovrà dimostrare che la sua decisione è necessaria per il bene della famiglia o dell'azienda.





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