Elementi di comparazione con le prove civilistiche

22/10/2017
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Nel diritto processuale civile le prove sono disciplinate sia dal codice civile che da quello di procedura.
Ci sono varie tipologie di prova, alcune simili a quelle penali, altre differenti, come ad esempio la prova legale assolutamente vietata nell'altro ramo processualistico.
Le prove si differenziano nel ramo civile in prove precostituite e costituende.

- Prove legali
Le prove legali sono prove che, una volta esperite, non possono e non devono essere oggetto della valutazione del giudice (derogando eccezionalmente al principio della libera apprezzabilità di quest'ultimo), il quale può solo prenderne atto senza rilievo di ogni dubbio.
Tipiche prove legali sono la confessione ed il giuramento.

- Prove dirette e indirette
Le prove sono indirette o dirette a seconda che siano idonee a dimostrare immediatamente un fatto senza alcuna operazione logica, o viceversa.
Le prove indirette sono chiamate, pertanto, indizi.

- Prove a seconda dell'intensità della loro efficacia
A seconda della loro intensità probatoria, le prove posso essere distinte in prove piene o di verosomiglianza: la seconda è richiesta quando la legge non chiede un fatto pieno, ma semplicemente uno probabile.
Altrimenti si può parlare di prova propriamente detta e argomento di prova: questo si concretizza in un fatto che da solo non è sufficiente a fondare il convincimento giudiziale,ma da cui tuttavia non si può prescindere in quanto possibile punto di riferimento per quest'ultimo.

- Principi e regole in tema di prove Varie regole disciplinano la prova in generale: - Onere della prova - Dovere del giudice di giudicare anche senza prove o con prove insufficienti - I fatti costitutivi devono essere provati da chi fa valere un diritto in giudizio, mentre gli estintivi, mentre gli altri devono essere opposti da chi viene chiamato.

Le presunzioni legali, invece, sono espedienti della tecnica legislativa imperniati sulla distribuzione dell'onere della prova, ma ispirati dall'evidente finalità di facilitare la tutela di talune situazioni giuridiche.

- Assunzione dei mezzi di provaL'assunzione dei mezzi di prova è disciplinata nel codice di procedura civile.
Per le prove precostituite (documentali) basta la produzione e la valutazione, mentre per quelle costituende c'è un iter più macchinoso, basato su tre fasi: istanza di ammissione, ammissione da parte dell'organo giudicante ed assunzione della prova.
Compito della direzione dell'assunzione delle prove è del giudice istruttore.
Egli può assumere le prove direttamente (ad es. sentendo i testimoni in udienza) ovvero può provvedervi per mezzo di un incaricato (consulente tecnico d'ufficio, cd. CTU o perito).

- Prove precostituite Le prove precostituite sono quelle che si formano fuori e, di solito, prima del processo, nel quale entrano attraverso un atto di esibizione o di produzione.
Tipiche prove precostituite sono appunto i documenti, che si formano fuori dal processo e che nel processo entrano con la loro produzione, ossia con la semplice inclusione (debitamente menzionata nell’atto introduttivo del giudizio, nella comparsa di risposta oppure nel verbale d’udienza) nel fascicolo di parte al momento della costituzione o anche successivamente.
Come rilevato da taluni -i documenti sono intrinsecamente dotati di attitudine probatoria cosicché, in riferimento ad essi, il giudice si limita allo loro valutazione e/o apprezzamento esplicando un’attività che concerne quindi la fase di decisione e non propriamente quella di istruzione del giudizio-.
Sotto questo profilo, -sono documenti non soltanto le scritture pubbliche o private, ma anche diverse rappresentazioni di fatti o semplicemente cose idonee, col concorrere di certe circostanze, a fondare o a rafforzare il convincimento sulla verità dei fatti.
Come affermato da Mandrioli, sono documenti -tutti quegli oggetti materiali in qualsiasi maniera idonei a rappresentare o a dare conoscenza di un fatto-.
Proprio sullo spostamento del momento di formazione del documento in confronto, ad esempio, alla testimonianza o alle altre prove costituende viene spesso costruita la distinzione tra i due tipi di prova: prova precostituita e prova costituenda.
Come affermato dal Redenti -la distinzione corrente tra prova precostituita e prova costituenda realizza, sotto un certo profilo, qualche progresso sulla concezione più involuta della prova scritta e della prova orale, ma non coglie, tuttavia, il vero criterio discretivo tra il documento e la testimonianza il quale non sta nel distacco tra il momento della formazione della fonte di prova e il momento del processo, ma tra il momento di quella formazione e il fatto da provare.
Tanto è vero che, la testimonianza può formarsi anche fuori dal processo, come testimonianza privata e perfino come testimonianza giudiziale-.
D’altra parte, il momento della precostituzione, come non è decisivo per la distinzione della testimonianza dal documento, così non è decisivo per la distinzione dei documento dall’indizio, il quale può appartenere, indifferentemente, alla categoria delle fonti precostituite o non precostituite; e quasi tutti gli autori omettono prudentemente la inclusione degli indizi nell’una o nell’altra classe.
Ciò non toglie che il momento della precostituzione della fonte abbia, proprio per queste ragioni, una grande importanza per la politica delle prove: tanto che un gruppo notevolissimo di norme materiali e processuali, più o meno direttamente, vi si riferisce.
Da quanto detto discende che -una definizione corretta del documento prescinde dal concetto di rappresentazione che è propriamente l’operazione logica di chi lo assume come mezzo di prova e deve far capo unicamente al rapporto documento-prova.
Tale rapporto non è astrattamente definibile, ma costituisce un problema di diritto positivo; la maggiore o minore latitudine del concetto di documento, è quindi un problema di interpretazione, da risolvere alla stregua delle disposizioni espresse di ogni ordinamento-.






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