Allontanamento dalla casa famigliare

27/04/2017
Novità
sei in HomePage / Quesiti e risposte / Separazione e divorzio
Novit

La legge n.154 del 4.4.2001 riconosce il diritto ad un coniuge di poter richiedere e ottenere dal giudice, presso il Tribunale Civile del luogo in cui risiede, un provvedimento con il quale venga disposto l'allontanamento dalla abitazione del coniuge o del convivente, la cui condotta sia pregiudizievole all'integrità fisica o morale, ovvero alla libertà degli altri componenti il nucleo famigliare.

Il Giudice, riferito ad un coniuge, contestualmente alla prescrizione di dover lasciare immediatamente la casa famigliare, può anche vietargli di avvicinarsi a determinati luoghi frequentati dalla persona da proteggere e contestualmente disporre il pagamento periodico di un assegno alimentare a favore dei famigliari.

In ossequio agli art.342 bis e 342 ter del codice civile, il giudice può anche disporre l'intervento dei servizi sociali competenti per territorio o di associazioni che abbiano come scopo statutario l'aiuto a donne e minori vittime di abusi famigliari.

Fermo restando quanto detto, consultando gli assunti giurisprudenziali con particolare riferimento alla sentenza della Suprema Corte di Cassazione - Civile - n.2740 del 5.02.2008 è emerso che l'allontanamento dalla casa coniugale, in violazione del dovere di coabitazione, non costituisce di per sé motivo di addebito poiché è necessario verificare se esso sia l'effetto dell'intollerabilità del rapporto oppure la causa.

In pratica, il giudice potrebbe sentenziare una pronuncia di addebito a carico di uno dei due coniugi solo se l'intollerabilità della convivenza sia derivata dal suo allontanamento dalla residenza familiare.

L'intollerabilità della convivenza che cagiona in astratto tale violazione non necessariamente deve essersi manifestata con atti di violenza, essendo sufficiente anche un contesto di vicendevole intolleranza.

Riassumendo le svariate sentenze consultate sembrerebbe possibile sostenere che l'allontanamento dalla casa familiare non costituisce di per sé alcuna violazione qualora risulti legittimato da una giusta causa, la quale può ravvisarsi anche nei casi di frequenti litigi domestici della moglie ad esempio con la suocera convivente e nel conseguente progressivo deterioramento dei rapporti tra gli stessi coniugi anche in assenza di tradimento o di violenze da parte del marito.

L'argomento fin qui trattato in ambito civilistico trova degli interessanti spunti anche nell'ambito del diritto penale soprattutto alla luce dell'art.384 bis del codice penale che prevede la misura dell'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare.

Il suddetto articolo è stato introdotto nel codice penale con il decreto legge n.93 in data 14.08.2013, convertito con modificazioni dalla legge n.119 in data 15.10.2013.

Con la previsione di questa misura il legislatore ha voluto rispondere ai sempre più numerosi casi di eventi di efferatezza in danno di donne e il conseguente allarme sociale che ne è derivato.

L'obiettivo principale dell'art.384 del codice penale è quello di fornire uno strumento di tutela delle donne e di ogni vittima di violenza domestica.

In tale approfondimento cito l'articolo 282 bis che è inserito nel parte prima del codice di procedura penale, libro IV dedicato alle misure cautelari, titolo I specificatamente dedicato alle misure cautelari personali, capo II misure coercitive.

L'allontanamento d'urgenza è possibile nei casi di flagranza dei delitti che giustificano l'adozione dell'allontanamento stesso dalla casa familiare di cui all'art.282-bis codice di procedura penale.

Tali misure sono al di fuori dei limiti di pena previsti in via generale per l'applicazione delle misure cautelari coercitive di cui all'art.280 c.p.p., e quindi:

- violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all'art.570 c.p.,

- abuso dei mezzi di correzione o di disciplina di cui all'art.571 c.p.,

- lesioni personali di cui all'art.582 c.p., limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate,

- riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù di cui all'art.600 c.p.,

- prostituzione minorile di cui all'art.600-bis c.p.,

- pornografia minorile di cui all'art.600-ter c.p.,

- detenzione di materiale pornografico di cui all'art.600-quater c.p.,

- tratta di persone di cui all'art.601 c.p.,

- acquisto e alienazione di schiavi di cui all'art.602 c.p.,

- violenza sessuale di cui all'art.609-bis c.p.,

- violenza sessuale aggravata di cui all'art.609-ter c.p.,

- atti sessuali con minore di cui all'art.609-quater c.p.,

- corruzione di minore di cui all'art.609-quinquies c.p.,

- violenza sessuale di gruppo di cui all'art.609-octies c.p.,

- minaccia di cui all'art.612, co.2, c.p.commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente.





Tematiche Legali Informazioni Legali Quesiti e Risposte Tutela lavoratori e pensionati





disclaimer



Novità