Recesso del proprietario di un fondo agricolo affittato

18/04/2014
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QUESITO:
Gentile esperti operanti nell’ambito di questo progetto denominato www.legalefacile.it possiedo un fondo, eredità di famiglia, che è lavorato da circa 30 anni da un contadino.
Non c'è mai stato contratto, se non verbale.
Il fondo è diventato per due terzi area edificabile secondo un piano regolatore comunicatomi dal comune.
Ho riferito al conduttore il cambiamento ed egli si è dichiarato disposto a continuare a lavorare il terreno.
Da quel momento in poi, però, non ha più pagato - seppur all'inizio più volte sollecitato - né la quota d'affitto, né la somma dovuta per l'acqua irrigua che io saldo regolarmente e annualmente al consorzio di bonifica, essendo a mio nome.
Posso dimostrare i suoi pagamenti, disponendo della sua firma (e lui della mia) su alcune ricevute.
Ora vorrei recedere da questo accordo.
Preciso che non esiste al momento esproprio o concessione edilizia inerente l'area.
Posso recedere senza vincoli, dato che l'affittuario è inadempiente da ormai 4 anni ?
Egli ha il diritto, comunque, nonostante questa situazione, di pretendere un indennizzo ?
Apprezzo moltissimo il vostro portale di ricerca.

RISPOSTA:
Gentile Signor SOSTENITORE, in generale la risoluzione dei contratti di affitto di fondi agrari per recesso o inadempimento del conduttore, è regolata dall'art. 5 della legge 203/1982, che così dispone:
L'affittuario coltivatore diretto può sempre recedere dal contratto col semplice preavviso da comunicarsi al locatore, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, almeno un anno prima della scadenza dell'annata agraria.
La risoluzione del contratto di affitto a coltivatore diretto può essere pronunciata nel caso in cui l'affittuario si sia reso colpevole di grave inadempimento contrattuale, particolarmente in relazione agli obblighi inerenti al pagamento del canone, alla normale e razionale coltivazione del fondo, alla conservazione e manutenzione del fondo medesimo e delle attrezzature relative, all'instaurazione di rapporti di subaffitto o di subconcessione .
Prima di ricorrere all'autorità giudiziaria, il locatore è tenuto a contestare all'altra parte, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, l'inadempimento e ad illustrare le proprie motivate richieste.
Ove il conduttore sani l'inadempienza entro tre mesi dal ricevimento di tale comunicazione, non si dà luogo alla risoluzione del contratto.
La morosità del conduttore costituisce grave inadempimento ai fini della pronunzia di risoluzione del contratto ai sensi del secondo comma del presente articolo quando si concreti nel mancato pagamento del canone per almeno una annualità.
È in ogni caso applicabile il terzo comma dell'art. 2 della legge 9 agosto 1973, n. 508.


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