Votare si o no al referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016 - 4.12.2016

14/12/2017
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Al referendum costituzionale del 4.12.2016 tutti i cittadini sono chiamati ad esprimere con un NO oppure con un SI sulle modifiche proposte dall'attuale governo alla nostra Carta Costituzionale ovvero la costituzione italiana.

L'approfondimento è finalizzato alla comprensione dei cambiamenti costituzionali che potranno essere operativi in base all'esito del Referendum costituzionale ovvero qualora vincesse il SI.

E' evidente che capire il quesito e le ragioni del sì e del no al referendum costituzionale è di fondamentale importanza per ciascun cittadino e contribuente.

L'approfondimento non vuole orientare il voto del lettore al prossimo referendum costituzionale, piuttosto è finalizzato a sintetizzare in pochi punti gli effetti negativi e positivi che le modifiche costituzionali apporterebbero al nostro paese.

In primis, la riforma costituzionale prevede la cessazione del bicameralismo perfetto ovvero due camere con identici poteri, infatti si avrà un Senato con meno poteri legislativi, composto da 95 Senatori eletti dai Consigli regionali.

I predetti 95 senatori saranno eletti dalle Regioni in numero pari al peso demografico di quest'ultime.

I Consigli Regionali eleggeranno i Senatori con metodo proporzionale includendo sempre almeno un sindaco.

Il testo finale dell'articolo due del documento di modifica della costituzione riguarda il metodo per l'elezione dei Senatori e stabilisce che saranno i cittadini, al momento di eleggere i Consigli Regionali ad indicare quali consiglieri saranno anche senatori.

Spetta poi ai Consigli Regionali dover ratificare la scelta.

Tradotto il popolo non eleggerà più in modo diretto i membri del Senato della Repubblica.

Nel caso di attuazione della riforma il Senato della Repubblica si chiamerà -Senato delle autonomie-.

I Senatori eletti resteranno in carica per la stessa durata del loro mandato territoriale: tale scelta potrebbe generare continui mutamenti della composizione del Senato stesso e di conseguenza della maggioranza politica.

Le competenze legislative riconosciute al senato saranno limitate alle riforme costituzionali, ratifiche dei trattati internazionali, leggi elettorali degli enti locali e quelle sui referendum popolari.

La fiducia potrà essere votata solamente dalla Camera che continuerà ad essere formata da 615 deputati a differenza del Senato i cui membri, come già detto, si ridurrebbero da 315 a 95 - eletti con metodo proporzionale dai consigli regionali e scelti tra i consiglieri regionali e i membri sindaci - più altri 5 senatori scelti dal Presidente della Repubblica con mandato di massimo 7 anni non rinnovabile.

La nuova riforma costituzionale prevede la sparizione dei grandi elettori cioè coloro che eleggono il Presidente delle Repubblica ovvero i membri del Parlamento e i 58 rappresentanti delle Regioni.

Oggi, per eleggere il Presidente della Repubblica, per i primi tre scrutini è necessaria la maggioranza dei due terzi del parlamento, mentre dal quarto scrutinio bastano i tre quinti dell'assemblea; dal settimo scrutinio in poi bastano i tre quinti dei votanti.

La riforma costituzionale in argomento, se attuata, porterà innovazioni sia per la platea degli elettori, sia per il quorum necessario alla nomina del Presidente della Repubblica.

Nello specifico, in tema di modalità di elezione del presidente della Repubblica, la riforma costituzionale stabilisce che sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori e per i primi tre scrutini saranno necessari i due terzi dei componenti, poi dalla quarta votazione si scenderà ai tre quinti e dal settimo scrutinio in poi basterà la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

La riforma segnerà la fine della carica di senatore a vita anche se, quelli in carica resteranno fino ad esaurimento della categoria.

Oggi fanno parte di questa categoria i Presidenti della Repubblica che hanno cessato il mandato e le personalità che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Questi nuovi senatori scelti dal Presidente della Repubblica anziché rimanere in carica a vita resteranno in carica per soli sette anni.

Oggi il Parlamento riunito in seduta comune provvede ad eleggere i 5 giudici della Consulta, mentre la riforma costituzionale stabilisce che tre saranno eletti dalla Camera dei Deputati e due al Senato.

Visto il tecnicismo e le conoscenze giuridiche necessarie per capire le ragione che spingono a votare si o votare no alla riforma costituzionale proposta con il referendum abbiamo pensato di realizzare una lista sintetica di caratteristiche completa di aspetti positivi e aspetti negativi.

Ecco secondo, un personale punto di vista alcune ragioni che potrebbero determinare il voto favorevole verso la riforma costituzionale:

- i consiglieri regionali non potranno percepire indennità più alte rispetto a quella del sindaco del relativo capoluogo di Regione;

- abbandono e superamento del bicameralismo perfetto con la conseguente riduzione dei tempi necessari per giungere all'approvazione di una legge;

- Riduzione del numero dei senatori,

- abolizione delle Province;

- maggiore chiarezza sulle competenze di Regioni e Stato, alcune tematiche di interesse nazionale saranno di esclusiva competenza dello Stato citiamo per esempio le reti di trasporto e navigazione, la formazione professionale, il trasporto e distribuzione nazionale dell'energia.

Le Regioni saranno competenti in tema di turismo, organizzazione sanitaria e sviluppo socio-economico.

Di contro, ecco una rassegna dei motivi che potrebbero determinare il voto sfavorevole alla riforma costituzionale quindi un no:

- il testo della riforma costituzionale interessata dal referendum è il risultato di una risicata maggioranza, anziché di larghe e condivise intese fra tutte le forze politiche;

- la riforma non crea una seconda Camera intesa come reale espressione delle istituzioni regionali ma tende semplicemente ad indebolire il Senato composto da rappresentanze di enti locali articolati in base ad appartenenze politico-partitiche;

- Secondo un documento della Ragioneria dello Stato sembrerebbe certificato un risparmio inferiore a 49 milioni di euro all'anno rispetto a quello pubblicizzato dei favorevoli.





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