Intercettazioni, contro spionaggio e cellulari spia

22/10/2014
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Intercettazioni, contro spionaggio e cellulari spia

1) Spionaggio fai da te
2) Cautela comunque si rischia il carcere
3) Codice penale - sezione v “dei delitti contro la inviolabilità dei segreti”
4) Alcune sentenze della Suprema Corte di Cassazione

1) Spionaggio fai da te
Microspie, telecamere nascoste, sistemi satellitari: diventare come James Bond è facilissimo.
Bastano un buon conto in banca e un computer collegato a internet.
Altro che licenza di uccidere. Per essere come James Bond oggi basta saper usare internet e avere un buon conto in banca.
Nell'era della rete, diventare una spia fai da te è davvero una bazzecola. Online ci sono decine di siti specializzati nella vendita di attrezzature e strumenti per lo spionaggio: dalle microspie alle telecamere, dai registratori vocali ai localizzatori satellitari.
Una vera e propria manna per chi è divorato dal tarlo della gelosia e vuole sorvegliare la moglie, per chi crede che i figli facciano tutt'altro che andare a scuola e per chi vuole conoscere i segreti dell'impresa concorrente.
Ma attenzione, la legge italiana è molto severa: non ci sono veti per l'acquisto di questi strumenti, ma il loro utilizzo per le finalità di spionaggio è (praticamente) vietato Passando in rassegna le proposte su internet, di queste vetrine virtuali si può trovare di tutto.
C'è il kit completo di trasmettitore e ricevitore mimetizzato in una elegante valigetta (580 euro) utile per tenere sotto controllo in modo discreto qualsiasi ambiente chiuso.
C'è l'orologio da parete con telecamera e audio a trasmissione radio (260 euro) che potreste regalare ai vostri vicini di casa per scoprire cosa combinano davvero nella loro abitazione.
Se non vi piace l'orologio, ci sono anche un bel quadro, con inserito all'interno un sofisticato sistema di videosorveglianza (750 euro), oppure un'elegante penna-telecamera che riprende tutto dal vostro taschino della giacca (550 euro).
Per chi ha disponibilità economiche più elevate, si può pensare a un orologio da polso con incorporata una microtelecamera di alta precisione capace di trasmettere le immagini via radio (1.800 euro).
Se preferite le foto alle immagini, c'è un orologio che mimetizza una fotocamera digitale capace di trasferire direttamente le immagini tramite infrarossi.
Poi, per chi vuole realizzare delle perfette telefonate anonime, esiste un "cambia voce" capace di trasformare i suoni in quelli emessi da un bambino, oppure da un robot, o ancora da una persona di sesso diverso. Infine, gli appassionati dell'informatica possono contare su un software in grado di registrare qualsiasi parola viene digitata su tastiera e tutto ciò che avviene sul computer dove è installato.
Il programma crea un report di tutte le attivitĂ  e, se richiesto, le invia tramite la posta elettronica a un indirizzo prestabilito.

2) Cautela Comunque: si rischia il carcere
Microspie e dintorni: la legge non ne vieta l'acquisto, ma ne limita fortemente l'utilizzo.
Vietato spiare persone e aziende Grazie a internet è possibile acquistare tutto quello che serve per un'azione di spionaggio privata o industriale. Tuttavia, tra il possesso e l'utilizzo di queste attrezzature c'è di mezzo il "mare" previsto dalla legge.
Molti siti che mettono in vendita prodotti del genere segnalano abbastanza dettagliatamente quali sono i limiti previsti dalla normativa italiana. Cerchiamo di fare chiarezza.
L'uso di microspie, telecamere, macchine fotografiche nascoste implica una stretta relazione con i principi sanciti dalla Costituzione e con le determinazioni fissate dalle leggi 98/1974 "Riservatezza della vita privata e intercettazioni della comunicazione" e 675/96 "Trattamento dei dati personali e diritto alla privacy".
Chi decide, ad esempio, di spiare la moglie a sua insaputa oppure un'azienda concorrente può incorrere nei reati previsti dal codice penale riguardanti "Interferenze illecite nella vita privata", "Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche", "Installazione di apparecchiature atte ad intercettare o impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche".
Chi viene ritenuto colpevole può rischiare dai 6 mesi ai 4 anni di carcere. «Bisogna tenere presente - spiega il dirigente della polizia Postale e delle comunicazioni di Roma, Claudio Caroselli - che questi strumenti possono essere impiegati dalle forze dell'ordine nei compiti di polizia giudiziaria solo previa autorizzazione della magistratura e durante le fasi di indagine per l'acquisizione di prove.
Ci sono forti restrizioni, quindi, per gli organi inquirenti: figuriamoci per i privati cittadini.
Si rischiano gravi incriminazioni».
Allora qual è il consiglio?
«Non utilizzare queste apparecchiature - continua Caroselli.
Noi non possiamo impedirne l'acquisto, però bisogna stare molto attenti all'utilizzo.
Paradossalmente le intercettazioni da parte di privati o aziende sarebbero ammesse solo con persone consenzienti e consapevoli». Insomma, nessun problema a spiare qualcuno che sa di essere spiato. Ma allora a cosa servirebbe?
Da James Bond si passerebbe a Barbara D'Urso e il suo "Grande fratello".

3) Codice penale - sezione v “dei delitti contro la inviolabilità dei segreti”
Art. 616 Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza: Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prendere o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, e' punito, se il fatto non e' preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa da lire sessantamila a un milione.
Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, e' punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un piĂą grave reato, con la reclusione fino a tre anni.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per "corrispondenza" si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza (1). (1) Comma così sostituito dall'art. 5, L. 23 dicembre 1993, n. 547.

Art. 617 Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche:
Chiunque, fraudolentemente prende cognizione di una comunicazione o di una conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comunque a lui non dirette, ovvero le interrompe o le impedisce e' punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Salvo che il fatto costituisca piĂą grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni o delle conversazioni indicate nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'ufficio e la pena e' della reclusione da uno a cinque anni se il fatto e' commesso in danno di un pubblico ufficiale o di un incaricato di un pubblico servizio nell'esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione d'investigatore privato (1). (1)Articolo così sostituito dalla L. 8 agosto 1974, n. 98.

Art. 617 bis Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche: Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge, installa apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti al fine d'intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone e' punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena e' della reclusione da uno a cinque anni se il fatto e' commesso in danno di un pubblico ufficiale nell'esercizio o a causa delle sue funzioni ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato (1). (1) Articolo aggiunto dalla L. 8 agosto 1974, n. 98.

Art. 617 ter Falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche: Chiunque, al fine di procurare a se' o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, forma falsamente, in tutto o in parte, il testo di una comunicazione o di una conversazione telegrafica o telefonica ovvero altera o sopprime, in tutto o in parte, il contenuto di una comunicazione o di una conversazione telegrafica o telefonica vera, anche solo occasionalmente intercettata, e' punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne faccia uso, con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena e' della reclusione da uno a cinque anni se il fatto e' commesso in danno di un pubblico ufficiale nell'esercizio o a causa delle sue funzioni ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato (1). (1) Articolo aggiunto dalla L. 8 agosto 1974, n. 98.

Art. 617 quater Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche:
Chiunque fraudolentemente intercetta comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra piĂą sistemi, ovvero le impedisce o le interrompe, e' punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Salvo che il fatto costituisca piĂą grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni di cui al primo comma.
I delitti di cui ai commi primo e secondo sono punibili a querela della persona offesa.
Tuttavia si procede d'ufficio e la pena e' della reclusione da uno a cinque anni se il fatto e' commesso:
1) in danno di un sistema informatico o telematico utilizzato dallo Stato o da altro ente pubblico o da impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessitĂ ;
2) da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, ovvero con abuso della qualitĂ  di operatore del sistema;
3) da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato (1). (1) Articolo aggiunto dall'art. 6, L. 23 dicembre 1993, n. 547.

Art. 617 quinquies Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche:
Chiunque, fuori dai casi consentiti dalla legge, installa apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra piu' sistemi, e' punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena e' della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell'articolo 617 quater (1). (1)Articolo aggiunto dall'art. 6, L. 23 dicembre 1993, n. 547.

Art. 617 sexies Falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche:
Chiunque, al fine di procurare a sè o ad altri un vantaggio o di arrecare ad altri un danno, forma falsamente ovvero altera o sopprime, in tutto o in parte, il contenuto, anche occasionalmente intercettato, di taluna delle comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, e' punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne facciano uso, con la reclusione da uno a quattro anni. La pena e' della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell'articolo 617 quater (1). (1) Articolo aggiunto dall'art. 6, L. 23 dicembre 1993, n. 547.

Art. 618 Rivelazioni del contenuto di corrispondenza:
Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 616, essendo venuto abusivamente a cognizione del contenuto di una corrispondenza a lui non diretta, che doveva rimanere segreta, senza giusta causa lo rivela, in tutto o in parte, e' punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a un milione.
Il delitto e' punibile a querela della persona offesa.

Art. 619 Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commesse da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi e dei telefoni:  
L'addetto al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni, il quale, abusando di tale qualitĂ , commette alcuno dei fatti preveduti dalla prima parte dell'articolo 616, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, e' punito, qualora il fatto non costituisca un piĂą grave reato, con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da lire sessantamila a un milione.

Art. 620 Rivelazione del contenuto di corrispondenza, commessa da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni: L'addetto al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni, che, avendo notizia, in questa sua qualitĂ , del contenuto di una corrispondenza aperta, o di una comunicazione telegrafica, o di una conversazione telefonica, lo rivela senza giusta causa ad altri che non sia il destinatario, ovvero a una persona diversa da quelle tra le quali la comunicazione o la conversazione e' interceduta, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Art. 621 Rivelazione del contenuto di documenti segreti:
Chiunque, essendo venuto abusivamente a cognizione del contenuto, che debba rimanere segreto, di altrui atti o documenti, pubblici o privati, non costituenti corrispondenza, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, e' punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni.
Agli effetti della disposizione di cui al primo comma e' considerato documento anche qualunque supporto informatico contenente dati, informazioni o programmi (1).
Il delitto e' punibile a querela della persona offesa. (1) Comma aggiunto dall'art. 7, L. 23 dicembre 1993, n. 547.

Art. 622 Rivelazione di segreto professionale:
Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, e' punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino ad un anno o con la multa da lire sessantamila a un milione. Il delitto e' punibile a querela della persona offesa.

Art. 623 Rivelazione di segreti scientifici o industriali:
Chiunque, venuto a cognizione per ragione del suo stato o ufficio, o della sua professione o arte, di notizie destinate a rimanere segrete, sopra scoperte o invenzioni scientifiche o applicazioni industriali, le rivela o le impiega a proprio o altrui profitto, e' punito con la reclusione fino a due anni.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Art. 623 bis Altre comunicazioni e conversazioni:
Le disposizioni contenute nella presente sezione, relative alle comunicazioni e conversazioni telegrafiche, telefoniche, informatiche o telematiche, si applicano a qualunque altra trasmissione a distanza di suoni, immagini od altri dati (1).
(1) Articolo cosi' sostituito dall'art. 8, L. 23 dicembre 1993, n. 547.

4) Alcune sentenze della Suprema Corte di Cassazione
CASSAZIONE: VIETATO SPIARE MOGLIE PER "BENE DELLA FAMIGLIA"
Spiare la moglie al telefono, anche se per ''tutelare il bene della famiglia'', può costare fino a 8 mesi di reclusione. Anche se lei tradisce il marito, dice infatti la Corte di Cassazione, intercettare le chiamate all'amante, e' una ''offesa ingiusta'' passibile di condanna penale.
Per effetto di questa decisione CCC OOO., marito di ZZZ OOO, la moglie spiata, e altri due amici, X e SSS NNN. si sono visti confermare la condanna ad otto mesi di reclusione ciascuno per aver nascosto un registratore dentro casa allo scopo di ''intercettare le comunicazioni telefoniche'' della moglie.
Stanco della ''libertĂ  illimitata'' di cui godeva la moglie, CCC OOO, aveva chiesto la collaborazione di due amici, X, tecnico esperto in elettronica e telecomunicazioni e dunque ''esecutore materiale'', e SSS NNN.
Il registratore però era stato scoperto ed era scattata immediatamente la denuncia della moglie spiata.

CASSAZIONE: E' REATO SPIARE LA MOGLIE AL TELEFONO. CONDANNATO MARITO CALABRESE, SI TRATTA DI FRAUDOLENTA INTERCETTAZIONE
Vietato spiare la moglie al telefono. Anche se le intercettazioni servono per provare la sua infedeltĂ , intercettare le conversazioni telefoniche della consorte resta un reato per il quale si risponde penalmente.
Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza 12698, ha respinto il ricorso di Francesco Z., un 53enne calabrese, condannato a 8 mesi di reclusione con la condizionale per aver installato in casa un apparecchio di registrazione delle conversazioni telefoniche della moglie M..
Per la Suprema Corte, spiare la moglie al telefono e' un atto censurabile che rientra nella ''fraudolenta intercettazione delle altrui conversazioni'', non meritevole di attenuanti nemmeno se lei ha ritirato la querela.

CASSAZIONE: MOGLIE NON SI SPIA, NEANCHE PER RACCOGLIERE PROVE TRADIMENTO
La moglie non si deve mai spiare, nemmeno se questo serve per raccogliere le prove del tradimento della consorte utili alla causa di separazione.
Lo sottolinea la Corte di Cassazione che ha accolto, ai soli fini civili, il ricorso di Giuliana G., in via di separazione dal marito Francesco C., che veniva pedinata ''continuamente anche in ore notturne dal marito, persino nei momenti in cui i figli stavano con lui''.
La moglie aveva così denunciato il marito per molestie ma la Corte d'appello di Bologna, in riforma della sentenza di primo grado, nel marzo del 2006 assolveva l'uomo ''perchè il fatto non sussiste'', anzi sottolineando che lo aveva fatto per ''assicurare la cura dei figli minorenni''.
Per la Suprema Corte (sentenza 37765), che ha accolto il ricorso della moglie costituitasi parte civile, ''la pendenza di un processo di separazione tra coniugi non consente certamente al marito di comportarsi in modo vessatorio o petulante nei confronti del coniuge, nemmeno quando siano presenti figli minori''.
Va detto che il reato di molestie per il quale Francesco C. era stato condannato dal Tribunale di Forlì-Cesena si e' prescritto ma la Prima sezione penale, ''in considerazione dell'insistente presenza della parte civile'', come avevano registrato i giudici di merito, ha considerato la vicenda ai soli effetti civili e ha evidenziato che ''la sentenza impugnata si limita invece a qualificare ogni approccio o tentativo di approccio del marito alla moglie come ispirato dall'esigenza di tutela della prole, senza prendere in esame o fornire alcuna interpretazione su specifici comportamenti in modo vessatorio o petulante nei confronti del coniuge, nemmeno quando siano presenti i figli minori''.

CASSAZIONE: REATO FILMARE MOGLIE A LETTO CON L'AMANTE
Il marito condannato per diffamazione anche per una telefonata ai parenti di lei. Era in corso di separazione con la consorte.
ROMA - è reato filmare le «effusioni sentimentali» della moglie con l'amante.
Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha reso definitiva la condanna per diffamazione nei confronti di Angelo A., 56 anni, che, in corso di separazione dalla moglie Anna Maria, aveva effettuato le videoriprese nelle quali la consorte «veniva ritratta in momenti di effusione sentimentale con un altro uomo».
La videocassetta era quindi stata fatta pervenire ai familiari della moglie e il tutto era stato accompagnato da una telefonata nella quale il marito comunicava ai suoceri che la moglie «se la intendeva con altri uomini».

DIFFAMAZIONE - Per la Suprema Corte le immagini video. accompagnate dalla telefonata, configurano il reato di diffamazione Angelo A., di Molfetta, era già stato condannato dalla Corte d'appello di Bari nel 2004. Invano l'uomo si è difeso dalle accuse sostenendo delle immagini della videocassetta «non erano per nulla compromettenti».
La quinta sezione penale ha respinto il ricorso dell'uomo sottolineando che «l'uso combinato dei due mezzi (filmato e telefonata) da parte dell'imputato, forniva l'inequivocabile dimostrazione sul chiaro intento di offendere la reputazione» della moglie «nell'ambito stesso dei suoi parenti».

CASSAZIONE: EX MARITO E DETECTIVE DENUNCIATI NELLA CAUSA DI SEPARAZIONE
L’imprenditore X intercettò l’ex moglie Paola X nella sua auto con apparati audiovisivi o la fece spiare legalmente da un detective privato? Attorno a questo delicato interrogativo, che solo in apparenza può sembrare simile, ruota una indagine della procura di Vicenza che sta per giungere al capolinea.
Com’è noto, spiare è lecito, purché i pedinamenti siano eseguiti senza invadere la privacy, mentre intercettare nell’ambito della sfera privata quando si è tra le pareti domestiche o nella propria automobile è vietato. Sotto inchiesta è finito il benestante X, titolare di una nota società che vende strumenti musicali, assieme allo 007 privato X, titolare dell’agenzia XXX.
L’ipotesi? Avere installato apparecchiature per captare informazioni tese a violare la privacy. A innescare le querelle una contrastata separazione giudiziale durante la quale l’abile uomo d’affari di 52 anni per far addebitare la colpa del naufragio sentimentale all’ex compagna, ha consegnato in tribunale del materiale audiovisivo che risulterebbe essere stato girato all’interno dell’Audi A6 della donna.
Di fronte alla produzione dei documenti al cospetto del giudice civile, la signora Paola si è arrabbiata ed ha reagito legalmente.
Tramite il proprio legale X ha presentato una piccata segnalazione alla magistratura con la quale chiede di perseguire i due uomini. In essa sostiene che soltanto da una ripresa interna alla vettura si poteva ricavare il filmato affidato alle mani del giudice.
I fatti risalirebbero all’estate 2004 allorché X incaricò X di pedinare la moglie.
La coppia era già sul piede di guerra e l’uomo voleva raccogliere materiale che provasse la sua tesi, per mettere la donna con le spalle al muro e risparmiare su alimenti e buonuscita.
Per fare questo, ha denunciato il presunto comportamento dell’ex marito che a suo dire avrebbe incaricato l’investigatore di sistemare all’interno della sua auto microtelecamera e microspie. è possibile?
Il sostituto procuratore X ancora tempo fa - dopo avere affidato l’indagine alla polizia del tribunale - ha inviato un’informazione di garanzia sia a De Toni sia a Valerio, i quali hanno affidato la loro difesa rispettivamente agli avvocati X.
Il contenuto degli interrogatori che successivamente sono stati fatti sono coperti dal riserbo. Non si va lontano dal vero, comunque, se si afferma che entrambi i diretti interessati hanno respinto le accuse.
Lo 007 privato avrebbe spiegato di avere lavorato secondo un incarico professionale preciso e di essersi limitato a eseguire i controlli che gli sono consentiti dal codice.
Anche X ha fornito una giustificazione respingendo i sospetti dell’ex compagna.
Il fascicolo è adesso sul tavolo del pm X, il quale deve decidere se inviare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a uno o ad entrambi gli indagati, oppure se chiedere l’archiviazione di entrambe le posizioni perché dall’attività investigativa non è emerso nulla di illecito













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